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Recensione 12 eliminatoria Emergenza Festival Milano

Half print, Le voci di Gero, Herock, Blue Whale Noise, Moong, Three meerkats, Funny farmers, Alchemy of Vengeance



Half print

Iniziano la serata gli Half Print che senza perdere tempo fanno capire al pubblico di che pasta sono fatti. Uno dopo l'altro eseguono in maniera praticamente impeccabile alcuni brani dei Muse, più precisamente quelli contenuti nell'album Origin of Simmetry. Che dire? Hanno un bell'insieme da cui spicca sicuramente il cantante/chitarrista, un buon feeling sul palco e richiamano l'attenzione del pubblico anche perché forti del repertorio molto conosciuto. Di loro sappiamo anche che, oltre a essere una tribute band, hanno in cantiere alcuni brani originali e dobbiamo dire che, visto come suonano, non vediamo l'ora di ascoltarli! 

Le voci di Gero

Arriva sul palco solo soletto, accompagnato letteralmente dalla sua chitarra, Le voci di Gero. Un cantautorato, il suo, con echi di musica indipendente meneghina che ricorda a tratti il modo di Manuel Agnelli, proposto al pubblico col solo ausilio della sei corde acustica edulcorata da effetti vari. Degni di nota il timbro vocale e l'intenzione, da rivedere un po' il parco suoni che purtroppo non riescono del tutto a evidenziare le sfumature dei testi e delle linee vocali.

Herock

Se gli Herock non si fossero presentati prima di cominciare il loro show non avremmo mai creduto alle nostre orecchie! Questi ragazzi, che in quattro fanno poco più di 60 anni, suonano già con una grande esperienza e privi di qualsiasi freno. Ad accompagnarci durante il loro viaggio è la voce calda del cantante/chitarrista acustico che presenta ogni brano alla sala che sembra rispondere in maniera molto vivace ad ogni sollecitazione. Il loro sound è figlio di quel rock ruspante tipico di un certo cantautorato emiliano anni 90, ma cresciuto e mischiato con sonorità internazionali e con aspetti grunge: il risultato è abbastanza originale. Unica piccola pecca di questo interessantissimo show è il look "a metà" della band: li avremmo voluti tutti con la giacca.

Blue Whale Noise

Ci vuole un attimo di pazienza in più quando gli elementi che salgono sul palco sono il doppio di una classica rock band: ma i Blue Whale Noise di classico non hanno proprio niente. I brani che suonano sono uno diverso dall'altro pur mantenendo di fondo un'intenzione comune e un'attitudine che mischia punk, reggae, elettronica e new wave. Ottime le idee e gli arrangiamenti strumentali che alternano ostinati ritmici a cantati energici. E lo stile eccentrico ed eclettico della band si riflette anche sul look di ognuno di loro. Quello che non convince appieno del loro ensemble è la cosiddetta "botta" che dovrebbe essere poderosa data la quantità di elementi ma risulta un po' frenata.

Moong

Rivelazione della serata sono i Moong e il loro nome è tutto un programma. Si presentano sul palco vestiti da impiegati con la bocca cucita da una X finché non fa capolino il frontman, vestito di un poncho a brandelli e coperto di nero in volto, che monta davanti a sé uno stand pieno di ammennicoli elettronici. Dopo una breve intro mirano subito al cuore con un quintetto di brani esaltanti e sincopatissimi, pieni di riff e tempi dispari ma con strutture classiche: quello che rende interessante il tutto è l'accostamento delle linee vocali, cantate in modo eccelso e sempre al limite, tra crossover, scream e parlato. Anche il resto della band non è da meno: chitarristi preparatissimi (un plauso all'impiegato A e ai suoi "rumorismi", come descritto nella loro pagina FB), bassista eclettico e preciso e batterista rumoroso nonché "groovoso". I primi brani proposti sembrano avere una struttura e un'intenzione molto simili tra loro ma si smarcano subito con un ultimo brano, dedicato a un italico Nano, definito "dance" in modo ironico dal cantante. 

Three meerkats

Ed eccoci arrivati al momento di un bel trio vecchia maniera, i Three Meerkats. Suonano tutti brani originali che strizzano l'occhio a un certo tipo di rock americano old-school anni '80 senza disdegnare momenti di rock-funky-blues. Hanno un bell'insieme, ricco di dinamiche e riff che non si può fare a meno di cantare, e sono molto godibili anche visivamente, cosa di non poco conto vista la formazione esigua. Finiscono la loro scaletta con una cover degli ZZ Top scoprendo definitivamente le loro carte in fatto di radici musicali. Una menzione d'onore al bassista per aver saputo distogliere l'attenzione dall'inconveniente tecnico di cui è stato vittima il batterista..

Funny farmers

Continuiamo sull'onda del rock'n'roll di qualche decennio anno fa con i Funny Farmers. Ci propongono solo pezzi scritti da loro dal sapore southern con venature di genere più attuale alla Pearl Jam. L'insieme ha un buon impatto a livello di volume ma risulta molto spesso disordinato per via di arrangiamenti troppo arricchiti e suoni poco allineati. Anche sul palco appaiono a tratti un po' disorientati. Riescono comunque a prendere la situazione in pugno creando uno show godibile e scorrevole fino alla fine.

Alchemy of Vengeance

Finiscono la serata con una scarica di cupa adrenalina gli Alchemy of Vengeance, ospiti arrivati direttamente da Torino.

Dopo qualche minuto d'attesa dovuto a un breve check degli strumenti non esitano a scaricare sul pubblico tutta la loro rabbia sonora con brani di indiscutibile ispirazione MetalCore, suonati in modo preciso e incisivo, intervallati da una sorta di ballad distorta che spezza un po' il loro sound. Se i momenti di "calma" sono quelli più interessanti dal punto di vista dei suoni lo stesso purtroppo non si può dire per gli accompagnamenti più pesanti, che risultano troppo impastati: da rivedere con cura. L'inizio è un po' in sordina, probabilmente per alcuni problemi dovuti all'ascolto nei monitor, ma il gruppo appare via via sempre più a suo agio sia sul palco che col pubblico. 

Momento del verdetto

I primi classificati, che si aggiudicano la semifinale e un altro concerto in una città italiana in cui si svolge il festival sono Herock con 60 voti. Sul palco del Tunnel di Milano rivedremo anche i Blue whale noise e Moong con 54 voti e Three Meerkatz con 49 voti 

Incrociamo le dita per il ripescaggio di Funny Farmers con 29 voti Half print e Le voci di Gero con 20 voti.

Bella serata, grazie alle band, al pubblico presente in sala, allo Speakeasy, al disponibilissimo staff tecnico Luca e Riccardo, Ufip per i piatti e a Marshall per gli amplificatori.