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Seconda serata di rock emergente al Black out di Roma.

La seconda semifinale del festival per i nuovi gruppi emergenti presenta Night Storm, Soundes, The Way, Harshine, Again, Seven After ed Emil Jay.



Eccoci alla seconda serata delle semifinali romane. E' ancora una volta il leggendario Black out ad ospitare le 7 band che compongono la serata di oggi.

Serata che si apre con i NIGHT STORM. Rock duro. Duro e puro ma non semplice e non banale. Un Metal raffinato e ricercato che dimostra che la band ha ottime capacità di composizione. La struttura dei pezzi risulta ben pensata. I brani sono molto lunghi e le singole parti e sezioni sono legate tra loro con gusto e talento. Insomma dal punto di vista della composizione la band è solida e non manca di talento e personalità. A fronte di questa ottima vena compositiva l'esecuzione non è stata sempre inappuntabile. Qualche piccola imprecisione ha vanificato un po' l'efficacia complessiva della performance. La band ha ottime potenzialità. I ragazzi suonano Metallo per persone intelligenti e stanno sul palco in modo credibile. Insomma una buona performance che, pur senza scaldare in modo assoluto il pubblico in sala, ha aperto degnamente questo Venerdì sera.

Il secondo dei gruppi a mostrare il proprio valore sono i SOUNDEX. Pop rock italiano. Chitarre sporche e ritmo cadenzati, presenti e belli pesanti. I brani sono pronti per saltare al livello successivo. Hanno la struttura giusta e sono efficaci e gradevoli. In America si direbbe Radio-friendly. Spicca tra gli altri il chitarrista solista che mostra tecnica e gusto nella sua performance. La sezione ritmica interpreta con grande dinamicità il ruolo, garantendo una struttura di cemento armato capace di sostenere in modo granitico il resto del gruppo. Arrangiamenti semplici e lineari, senza mai essere scontati. Insomma la band è piaciuta e nel complesso ha mostrato tutto il suo equilibrio. I ragazzi stanno sul palco in modo naturale e si vede che si divertono e che sono sicuri del proprio sound.

E' il turno dei THE WAY. La band romana non è più una sorpresa per molti dei presenti. I bravi musicisti della capitale sono stati finalisti nel corso della scorsa edizione del festival e già in occasione della finale 2012 si erano distinti ed erano stati apprezzati. Questa sera ritornano al Black out con uno show che mostra tutti i progressi e i passi avanti che una band può fare in 8/9 mesi lavorando con attenzione e impegno. La band, infatti, appare molto più sicura e solida. I brani, sempre belli, originali e armonici, sembrano cresciuti in termini di dinamica e di qualità nelle esecuzioni. La sezione ritmica finalmente è completamente capace di esprimere un groove compatto e senza sbavature. Sopratutto il cantante/tastierista sembra essere molto cresciuto e la sua voce potente e mai banale è adesso pienamente sotto controllo. Insomma i brani italiani dei THE WAY, si inseriscono bene nella grande tradizione d'autore che va da gruppi come Litfiba, PFM, Orme, Banco agli After Hours o persino band inglesi come i THE KILLERS ma in versione italiana. Non perdeteli di vista. Sono una vera promessa.

Nuovo gruppo. Nuovo scoperta. Nuova sorpresa. Ecco gli HARSHINE. La band propone sin dall'inizio un repertorio struggente e emozionante composto da ballade profonde e ben scritte. La band si caratterizza per la raffinatezza delle chitarre. In particolare sono piaciute le scelte dell'unica chitarrista donna che ha calcato il palco questa sera. Il cantante unisce un ottima presenza sul palco ad un interpretazione passionale e piena di feeling. La peformance, ottima nell'insieme, avrebbe potuto essere persino meglio se l'esecuzione fosse stata impeccabile cosa che, purtroppo non è stata sempre. Il batterista avrebbe potuto marcare meglio gli accenti e la sezione ritmica avrebbe dovuto ricercare un maggiore affiatamento. Detto questo lo spettacolo è stato ottimo e l'effetto generale molto positivo.

Il quinto gruppo a salire sul palco sono gli AGAIN. La band si fa subito notare per l'ottima presenza della cantante/front del gruppo che trascina la folla che si accalca sotto il palco quasi a cercare di toccare fisicamente la band. Ottimo rapporto con il pubblico che tutto il gruppo sembra trovare con grande naturalezza. I brani sono piacevoli e scritti con attenzione alle linee melodiche che vengono infatti interpretate con estrema precisione e chiarezza. Gli arrangiamenti sono sembrati convincenti anche se, in qualche passaggio, la band avrebbe potuto evitare di sovraccaricare un po la struttura. Maggiore semplicità nelle parti e maggiore sintesi nelle catene armoniche conferirebbero alle canzoni una maggiore forza. Detto questo la band è stata straordinaria per la sua capacità di interpretare le emozioni e di trasmetterle a chi è davanti al palco. Immagine da Indie pop star britanniche. Ottimo look e ottima presenza che non guasta mai. La cantante, brava e convincente appariva forse un po' emozionata e, lungi dal togliere qualcosa alla sua performance, la sua tensione ha finito per trasformarsi in carica, energia e feeling sentiti fin dentro lo stomaco da tutta la sala.

Siamo ormai alla penultima band della serata. i  7AFTER. Salgono sul palco e proviamo a raccontarveli. 3 ragazzi e una cantante di estrazione operistica che mischiano punk, rock e indie. Suoni duri, chitarre sporche e un bassista che sceglie un suono distorto e violento. Su questa intelaiatura si stende la voce lirica della cantante. Immaginate un rude tavolo di pietra spaccato e tirato fuori dalla roccia a martellate sul quale decidete di appoggiare una coppa di cristallo piena di champagne. Ecco questa è l'immagine che viene in mente ascoltando i  7After. Note altissime a parte l'insieme è totalmente originale. La band risulta tanto inconsueta quanto divertente. Ottimo il rapporto con il pubblico. Il bassista interviene con sapienza ed è un vero e proprio mattatore. Se proprio dovessimo accostarli a qualcuno il primo nome che ci viene in mente sono i primi B52, per capirci quelli di Rock Lobster.

Chiudono al serata gli EMIL JAY. In realtà si tratta di un progetto tutto basato sullo stesso cantante. E' lui l'anima ed il cuore, la testa e le gambe dell'ultima proposta della serata. l'artista romano è un vero fuoriclasse. Sale sul palco, carismatico e sicuro come una sta consumata. Si siede dietro la suo pianoforte e comincia a snocciolare con la sua voce straordinaria i suoi brani bellissimi e tersi. Potenti e dolci. Sicuramente la miglior voce della serata. Sicuramente tra le canzoni più dirette e penetranti ascoltate fino a qui. Insomma la chiusura è davvero in bellezza. Emil non mette una nota fuori posto. Tutto il suo spettacolo è il trionfo della perfezione e della professionalità. Magari non è l'artista più originale del mondo ma sa cosa fa e lo sa fare con assoluto talento. Se immaginate di sedervi tra Ben Folds ed Antony & the Johnson che cantano un pezzo a testa forse avete una idea di cosa stiamo ascoltando questa sera. Detto questo, solo applausi.


La serata si conclude tra le ovazioni per tutti i gruppi. Tutte le 7 formazione di oggi hanno avuto, ognuna a modo suo, il merito di divertire ed interessare. Come in ogni selezione ci sono vincitori e perdenti ma, davvero questa sera come mai in precedenza, tutti hanno davvero meritato questo lungo e entusiasta applauso da parte delle oltre 500 persone presenti nella sala complessivamente. I gruppi che passano il turno e suoneranno nella finale di Stazione Birra nel mese di Giugno sono gli AGAIN, i 7AFTER, gli HARSHINE, ed EMIL JAY.
Nulla da fare per oggi per i THE WAY, per i SOUNDEX e per i NIGHT STORM che, pur non avendo ottenuto il passaggio in finale si sono dimostrati molto efficaci e quindi pronti a trovare e provare ulteriori strade per il successo.