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Recensione dischi: Malesch, Agitation free

Un ibrido di sonorità: dal rock alle melodie arabeggianti del deserto sahariano



Malesch è il primo album del gruppo krautrock tedesco Agitation Free. L’album, inciso in seguito ad un tour nel maghreb, fonde sonorità rock con suoni spaziali e atmosfere desertiche prese in prestito dal deserto sahariano. I brani sono ipnotizzanti, e l’impatto al primo ascolto è sensazionale, soprattutto per chi già ascolta musica krautrock. L’album, registrato nel 1972 tra Berlino ed il Cairo, contiene strumenti insoliti per la musica rock di quel periodo: sintetizzatori, sitar, organi, percussioni etniche, steel guitar ed una marimba risuonano assieme alla chitarra stra-effettata, creando atmosfere mai sentite, come nella prima traccia, You Play For Us Today. Dopo questa apertura a dir poco psichedelica, vi è Sahara City, ossia quasi otto minuti di pura sperimentazione rigonfia di sintetizzatori, tastiere ed effetti. Successivamente viene riprodotto Ala Tul, pezzo contenente un intro davvero insolita. In seguito parte un gran pezzo, Pulse, che è in grado di ipnotizzare l’ascoltatore. Khan El Khaili e Malesch sono meno sperimentali, e costituiscono la parte più interessante dell’album per gran parte degli ascoltatori. Per finire, c’è Rucksturz, dove una classica chitarra distorta domina con melodie particolarissime. Uno disco molto interessante, da ascoltare soprattutto se si è amanti dello space, della musica psichedelica, del krautrock o della musica arabeggiante.

Falangher.