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FInale Italiana all'Alcatraz

Il resoconto della prima Giornata



A Milano c''è Scipione, c''è l''estate, e il Gods Of Metal. Sembra già abbastanza, ma c''è molto di più. A Milano c''è Emergenza Festival. E'' magica la sensazione che, fra tutti, sia questo il posto giusto dove stare, perchè qui si forgiano i talenti del domani. E'' qui che cominci a conoscere la nuova musica - sui palchi e tra i cavi, non certo e non solo fra gruppi più trendy del web. A noi piace così, il duro campo di battaglia, la notte vera fatta di riff e sudore. Prendiamo allora un bel respiro e via, ci tuffiamo a capofitto fra le prime 18 band, a cominciare dal rude mondo dei Bigrough: intro perfetto alla serata con tutta la loro grande energia, le faccette ammiccanti, le mosse precise, e le frasi giuste da dire quando si suona un rock''n''roll in pieno stampo AC/DC. Oh yeah! Giovanissimi invece i Rexis, che ci ricordano di quando si ha 16 anni e si vuole portare la propria musica su un palco come l''Alcatraz. Il sogno di cantare al mondo un rock semplice e onesto, testi in italiano e melodie pulite. Mentre ragazze sui tacchi sciolgono le chiome e ti fanno sentire una star. Ma importante, attenzione, è soprattutto il self-control, e il bassista dei Blowfish ne fa un vero e proprio brand: col suo tono sarcastico che ci parla di musica allegra, introduce un mondo di ritmi catchy e buoni esperimenti elettro. Voce maschile alla batteria, elettroniche in mano a Daniela, basso prepotente, la loro esibizione porta un''aria rinvigorente. Una scoperta. Un genere dopo l''altro, non ci si annoia di certo. E coi Maranuda si ha ormai l''impressione di essere già al livello successivo, quello in cui non sei solo un gruppo che esce dalla sala prove il sabato pomeriggio, ma un progetto vero e proprio che puoi incontrare mentre parli di quel rock alternativo italiano duro, poetico, importante. "Milano by night...Rum e coca...Si tiran le 6:00": ci pensano i Blueskeeper a raccontare, con testi naif e simpatici, una Milano che scorre diversa davanti agli occhi del nostro "Tipo OK". Perchè il rock non muore mai! Ci provano, ad uccidere - metaforicamente! - i Natural Born Killers: con la loro splendida energia e le maglie insanguinate, attaccano il palco sapendo bene quello che fanno. Il modello dei Guano Apes preciso in mente, scavano veloci verso la loro strada e chissà che presto non li rivedremo al prossimo Gods Of Metal! Ben più "metallici" all''aspetto, però, i Crash, coi loro volti dipinti che ricordano, in misura minore, l''immaginario oscuro di Fever Ray fatto di contrasti in bianco e nero. Un rock semplice e diretto, capace di scatenare un pubblico festante e tante, tante, mani alzate. La preziosa voce di Arezu Roozbhani ci accompagna quindi fra le cover pop e r''n''b degli Sugar & Spices. Ma perchè non premiare anche il giovanissimo batterista (13 anni) che non ha da invidiare a molti altri? Una band eterogenea, che sembra vivere felice di amore genuino per la musica. Il metal inglese ha fatto scuola e lo sappiamo. Assieme ai Wine Guardian è lì, pronto, e non vuole certo finire di fare la sua era. Alte urla e chitarre graffianti che ci riportano indietro nel tempo, fra i più classici dei classici modi di fare buon metal vecchia scuola. Stay Wine! Ma superata la metà del programma viene il tempo di tornare alla buona musica italiana e a ben altri ritmi, assieme agli Elettrodi e ai loro brani che si inseriscono in pieno fra un classico Renga, un Nek aggressivo, dei Negramaro sbarcati a Milano. Per di più, sono proprio loro ad iniziare una simpatica "gara" agli effetti speciali: coriandoli, filamenti d''argento, lustrini e scintillii diventano il must per festeggiare dal e con il palco. Grandi effetti scenici! Ma a voi non è venuta sete? Qui ci vorrebbe un drink di quelli potenti, magari uno di quelle bombe adrenaliniche tutte colorate - chessò, magari di....rosa! Coniglietti felici ma alquanto inquietanti si aggirano fra il pubblico degli Happy Pink Dead Rabbit. Descrivono la loro musica come "pink metal" e a noi l''idea piace un sacco. Animano il palco con facilità, la cantante che dirige sicura la compagnia. Poi un saluto che spezza il silenzio, un richiamo in pieno stile punk che non può non essere ascoltato. E allora tutti giú a ballare e dimenarsi al suono dei Foolish Pride - e anche a pogare, perchè no? È la sensazione che il caro vecchio suono sporco non abbia mai smesso di dire quel che doveva, e i loro fan qualcosa ne sanno, perchè se in cosí tanti ancora sono qui a seguire questa energia, le chitarre arroganti e i motti arrabbiati, un motivo ci sarà. Pestano duro anche quei volponi degli Atlantic Tides. Suonano un articolato pop rock dal sapore internazionale sapendo creare quel suono d''insieme corposo e compatto che non fa mai male. Ed è solo l''inizio, perché a ben guardarli si capisce subito che il loro obiettivo è già concreto: visuals, EP e remix ben confezionati e posizionati a dovere. E'' qui che si vede la forza di gente che crede nel proprio progetto. Ma il punk milanese è pronto per continuare, perchè ora anche gli Hurricanes si buttano impavidi nella mischia. Molto più dalla parte dei Green Day, colpiscono forte e precisi. Il pubblico apprezza rumoroso proprio come suggerirebbe il nome del gruppo. Hurrà! Spezza quindi il sound, virando su tutt''altra direzione, Turbosoundll, col suo one man show solitario di beat trascinanti e rime impertinenti. È un rap classico ma non per questo meno incisivo. Tant''è che mentre lo sentiamo parlare di trombe equivoche e di significati della lettera L, ci aspettiamo incuriositi un torrente di parole e tormentoni, ma rimaniamo stupiti invece dalla godibilità dei testi e dei ritmi. Ballicchiando anche un po''. Sembrano cattivi, i Nirnaeth, ma stimano la donna. L''intro strappalacrime subito ci conquista e bendispone. Il loro è un metallo pesante che anche quando va "lento" (o cosí, sarcastici, descrivono il loro ultimo pezzo), pesta duro mica male. È una scoperta poter apprezzare la buona musica a partite dai buoni musicisti. Avanti cosí! Arriviamo quindi verso la fine della serata tornando alle band "straniere". Se Blowfish e Maranuda ci portavano fin qui i suoni del loro bresciano, coi The Straw ci espandiamo verso ovest, verso Torino. Da là ci ammireranno pure "la figa", ma dobbiamo ammettere che anche loro ne sanno un sacco, ad esempio su come far muovere la gente alle 2 del mattino. Cantante che non riesce a star fermo e scivola, rincorre e salta sopra e sotto gli altri componenti. Testi pungenti per un rock frizzante e ballerino come solo nel torinese si riesce a fare. E per ultimi arrivano i bolognesi 4TDice. Pantalone colorato e bretelle, camicie belle larghe, ciuffi anni ''50: il loro outfit rievoca in pieno l''anima classica del rock''n''roll: Jerry Lee Lewis avrebbe offerto loro subito un whiskey. Ci piace subito l''idea di buttarsi sul contrabbasso per le ritmiche e di affidare poi alle sempiterne chitarre o alla veloce tastiera il compito di divertirci un po''. Il movimento poteva essere ancora più contagioso di così, ma ci è bastato eccome. Ci è bastato, sì, e torniamo a casa felici della varietà della musica ascoltata, dell''impegno e della passione visti negli occhi di tutti. Non è stato facile, diciamolo, ascoltare con attenzione, e di continuo, un numero così alto di musica e musicisti - eppure è valsa la pena vederli mettere l''anima in quello che facevano, scoprire in ognuno quel gusto diverso che lo distingueva da qualcun altro, e uscirne molto più ricchi di prima. Ecco. Il punto è proprio qui. Dopo serate come questa, siamo tutti molto, ma molto più ricchi.