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Conosciamo meglio Tony Carnevale

Abbiamo intervistato per voi il noto autore, arrangiatore e produttore.



Tony Carnevale da sempre lavora con grandi artisti. Nonostante questo è  molto attento al mondo dei giovani musicisti. Sul sito di Emergenza tiene, infatti,  una rubrica dove commenta e regalal suggerimenti ai gruppi emergenti che partecipano al festival. Basta inviare alla mail tony@emergenza.net il link col proprio profilo sul sito di Emergenza, dove sono caricato i propri brani.

Lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa in più su di lui e su tutti i progetti che porta avanti dedicati ai musicisti emergenti. 

Ciao Tony, prima di tutto, anche se so che non è facile sintetizzare, raccontaci qualcosa di te?

La mia vita ha da sempre sempre camminato su due binari paralleli: da una parte lo studio, la professione, la composizione e produzione di musiche, dall’altra la mia attività di libera espressione artistica e la ricerca.
Non è facile perché, in un certo senso, è veramente come vivere due vite parallele, dove l’attività professionale serve a trovare le risorse per produrre le proprie cose personali. Così, da una parte scrivevo per Patty Pravo, arrangiavo a facevo produzioni artistiche per la BMG, scrivevo e producevo sigle televisive diventate poi storiche – vedi Appuntamento al cinema, in onda per ben 26 anni - per la RAI o Mediaset, o musiche per gli spot pubblicitari nazionali e colonne sonore di film ed eventi internazionali, come la Biennale di Venezia 1986; dall’altra parte, scrivevo e producevo totalmente i miei sette lavori personali, con i quali, grazie alla critica specializzata, mi sono ritagliato uno spazio a livello internazionale nell’ambito del Progressive e del Rock Sinfonico, tanto da essere presente anche su alcune enciclopedie, sia italiane che internazionali. Contemporaneamente ho sempre portato avanti una ricerca sulle reazioni umane al suono, sul pensiero umano.

Al momento so che ti stai dedicando molto alla formazione, e per questo fai dei laboratori. Come e dove si svolgono?


I laboratori di Formazione Musicale Applicata, attivi da 13 anni, sono il frutto della fusione delle esperienze maturate in anni di attività artistica e professionale con le ricerche che ho appena citato: devo molto, in questo senso, alla ricerca sviluppatasi nell’Analisi Collettiva, basata sulla teoria della nascita dello psichiatra Massimo Fagioli. Da questa fusione è nato un metodo che si basa sullo sviluppo della dimensione creativa, quella dimensione di cui la didattica tradizionale non si è mai occupata, restando invischiata nella credenza che musicisti “si nasce”: in realtà si nasce esseri umani, poi musicisti, come tutto il resto, si diventa. Il metodo nuovo ha l’obiettivo di stimolare e sviluppare l’identità artistica personale di ognuno: non ci sono lezioni, ma fare insieme, realizzando da subito un progetto originale, in un percorso che affronta i problemi tecnici via via che si propongono come limiti all’espressività, senza programmi fissi. Si apprende per rapporto diretto, forse come si faceva nelle botteghe rinascimentali; ognuno realizza un suo progetto ma contemporaneamente contribuisce, in senso sia creativo che realizzativo, ai progetti di tutti gli altri. Si lavora su tutto, dalla creazione e realizzazione di semplici canzoni alle colonne sonore, ognuno con un percorso personale, senza obblighi di nessun tipo né limiti di genere.
Il più grande complimento che ci sia da sempre stato fatto è che, pur essendo il metodo collettivo, i lavori dei partecipanti ai laboratori sono completamente diversi l’uno dall’altro, mantengono, cioè, un’identità personale precisa, pur seguendo tutti lo stesso metodo…
Ci vorrebbe molto più tempo per approfondire, ma a chi interessa può venirci a trovare alla Scuola di Musica di Testaccio di Roma, il venerdì sera dalle ore 19.15: partecipare come uditore è gratuito!

E' chiara quindi la tua grande attenzione nei confronti degli artisti emergenti, come mai?

Semplice: lo sono stato anche io, e siccome ho dovuto fare da solo, mi avrebbe fatto senz’altro molto piacere potermi avvalere dell’esperienza di un musicista attivo sia in ambito prefessionale che artistico, oltretutto con una ricerca personale sulla formazione; ora non abbiamo il tempo necessario, ma si potrebbe anche dire che non si può fare produzione o direzione artistica di un progetto altrui, in particolare di artisti emergenti, senza averne realizzati dei propri: la mia musica e la mia storia personale parlano agli artisti emergenti molto di più di quanto possa fare io con le parole.
A parte questo, la fase iniziale di un percorso artistico e professionale è quella più delicata: si corre il rischio di non riuscire a realizzare al meglio le proprie idee, spesso per una ovvia inesperienza in ambito produttivo, ma anche spesso per convinzioni astratte - anche se legittime - sui propri progetti. Il rapporto e il confronto con chi ha già affrontato tante volte le colonne d’Ercole può evitare un naufragio.

Proprio per questo tieni anche una rubrica sul nostro sito, dove dedichi il tuo tempo ad ascoltare un brano dei gruppi di Emergenza Festival che ti chiedono consigli sui loro demo/registrazioni. Che esperienza è?

Particolare, per il modo in cui si realizza: purtroppo non c’è rapporto diretto tra persone, quindi non c’è empatia, e questo per me è un handicap. Io ascolto delle musiche e mi posso basare solo su quello, per cui posso soltanto individuare gli elementi migliorabili, sotto forma di suggerimenti di cose da provare per valutare se, appunto, migliorano i brani. Anche le mie considerazioni e suggerimenti arrivano per iscritto, per cui vengono ricevuti in modo indiretto. Certo che la cosa migliore sarebbe potersi incontrare e discuterne di persona, ma penso che sia comunque una cosa importantissima per i ragazzi, per la possibilità di avere un riscontro emozionale e tecnico da parte di uno come loro, solo più navigato.
Oltre tutto, siccome lo sento come un dovere, faccio questa cosa in modo assolutamente gratuito, quindi è a tutti gli effetti un regalo: è chi lo riceve che deve valutare se tenerselo, usarlo o buttarlo via.

E' uscito anche il tuo libro “Il Pensiero e il Suono”, come è stato scriverlo e che argomenti hai deciso di trattare?

La risposta è complicata…scriverlo è stato difficile, perché il tentativo è quello di proporre un diverso approccio alla musica, un approccio non razionale, e nello stesso tempo indicare soluzioni e metodologie professionali molto concrete. E’ un libro che affronta la musica a 360 gradi: si parla di formazione, innanzitutto, di arte e di professione, con particolare attenzione alle professioni creative come la Composizione e l’Arrangiamento, ma contemporaneamente si propone una ricerca sulla reazione umana al suono: poi ognuno ne farà quello che vuole. Si affrontano anche problemi di interpretazione e di dinamiche interumane in ambito professionale…insomma, è un libro complesso che a breve vedrà anche una riedizione allargata.
E’ sicuramente un libro che propone una nuova possibile poetica musicale, oltre le barriere del tecnicismo, affermando che la musica è di tutti e che tutti possono fare musica, ognuno con le possibilità che ha in quel preciso momento della sua vita; è un libro che propone una nuova visione del classico rapporto maestro-allievo, spesso principale responsabile dello stroncamento di un talento artistico: chissà quante persone hanno mollato la musica a causa di incontri sbagliati.
E’ un libro che…si deve leggere: forse, come la musica, non si può raccontare.

Che altri progetti stai portando avanti?

Ampliare il libro, come già detto, spero a breve. Poi dalla seconda metà di maggio usciranno in digitale – iTunes etc - una serie di album Collection dei miei lavori, con alcuni inediti e con una completa rimasterizzazione: uno raccoglierà i miei lavori sinfonici, un altro quelli per Pianoforte solo e altri strumenti, e un altro ancora per gli appassionati di Progressive e Symphonic Rock. I primi ad uscire saranno però la versione rimasterizzata della mia Opera “Dreaming a Human Symhpony” – che ha visto la partecipazione di 80 persone, tra cantanti e musicisti - e il singolo “La vita che grida” con Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese del Banco, ospiti anche in “Dreaming…”
Poi non escludo che la follia abbia il sopravvento e mettiamo in piedi l’Opera per rappresentarla in Teatro. A seguire, usciranno via via le edizioni rimasterizzate degli album originali.
Continua, come sempre, il lavoro di sotegno alle produzioni degli emergenti e, non ultimo, il progetto ormai di lunga data di mettere in piedi un Centro di Formazione/Produzione basato sul mio metodo formativo, con l’intenzione di utilizzare la formazione per produrre concretamente, e le produzioni concrete come occasione di formazione.
Poi, se ci riesco, magari mi prendo anche un giorno di vacanza.