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recensione 11 eliminatoria Emergenza Festival Milano

Eternal Silence, The Vicodines, SOPRASSALTO Startling, Inside The Hole, The NAme, Cruel Device



Eternal silence

Rompono il muro del silenzio gli Eternal Silence (scusate il gioco di parole internazionale) da Varese che dopo una breve intro classicheggiante entrano con dirompenza colorata di metal sinfonico, alla Nightwish ed Epica per intenderci. Cito la band olandese poiché il sestetto è capitanato da una cantante dalla folta chioma rossa che non disdegna di accompagnare il frenetico ritmo della band con dell'headbanging. Nonostante si muova sempre e cerchi sempre il coinvolgimento del pubblico non sbaglia un colpo, passando con facilità da registri rock a voce lirica. Lo stilema neoclassico emerge solo a tratti nei loro brani: sono apprezzabili infatti le entrate in coppia della voce del chitarrista ritmico, che riportano a generi più attuali (metalcore) le atmosfere create fino a quel momento. Appaiono molto affiatati tra loro nonostante si denotino alcune differenze stilistiche tra i vari componenti, la più evidente quella del chitarrista solista, più vicino al mondo dei Pantera: si può dire in conclusione che queste loro piccole differenze trovano il punto d'incontro non appena salgono su un palco e incominciano a suonare.

The vicodins

Cambiamo totalmente approccio con i Vicodins, band comasca con il vezzo del rock influenzato dalla new wave anni 80, ormai tornati di moda con prepotenza. Nonostante la musica di questo genere sia ormai quasi priva di vera originalità, i Vicodins danno dimostrazione di saperci fare sia sul palco che come scrittura. Il merito è sicuramente di tutti ma in larga parte del cantante, molto energico e a suo completo agio sul palco; unico piccolo difetto: la brutta abitudine, anche a detta sua, di far "fischiare" il microfono durante i brani. Poco male: vista la loro "acerba" età avranno tutto il tempo per limare certi difetti. Nel frattempo le canzoni vanno veloci come schegge, quasi come fossero state scritte con urgenza ma mai banali, mischiate a sonorità tipiche dell'emo punk alla Fugazi attualizzate alla Fall Out Boy. Durante il live si rivolgono in maniera costante al pubblico coinvolgendolo nella loro frenesia ritmica, difficile resistere alla tentazione di battere le mani a tempo.

Soprassalto startling

Continuano sull'onda della distorsione i Soprassalto Startling che ci propongono brani, anche stavolta, interamente originali. La distorsione però dura lo spazio di un brano: il chitarrista ritmico, padre del chitarrista solista giovanissimo, ci preannuncia che il repertorio presentato di lì  poco sarà un viaggio sui generis, dando spazio quindi ad atmosfere eterogenee fra loro. Nonostante il loro ragguardevole scopo di esplorare la forma canzone in tutte le sue forme il risultato è un po' troppo discontinuo e lo si può notare dall'esecuzione non sempre lineare da parte della band. I pezzi infatti, pur non risultando banali tra loro, peccano di alcune dinamiche che potrebbero giovare alla fruibilità degli ascoltatori e che evidenzierebbero le parti cantate, a volte non molto a fuoco. Menzione d'onore infine al chitarrista quattordicenne, già dotato di grande padronanza e tecnica che però prendono il sopravvento sulla presenza in scena che deficita a causa di troppe attenzioni rivolte al palco piuttosto che alla sala.

Inside the hole

Possiamo tranquillamente gridare "rock'n'roll is not dead!" quando ci sono gli Inside hole sul palco. Scariche di riff granitici e voce poderosa sono il loro baluardo, il tutto condito da assoli funambolici alla Jason Becker. Mentre scrivo penso che la band sia formata da 4 elementi: mi alzo e scopro che il cantante è anche l'unico strumento melodico del gruppo! I complimenti per la presenza massiccia sono quindi d'obbligo. I brani, anche i loro tutti originali, arrivano diretti in faccia al pubblico che, fomentato dalla grande energia non solo vocale ma anche di intrattenitore del frontman, non può fare a meno di applaudire in modo spontaneo e di rispondere ai richiami vocali. 

The name

Passiamo quindi il testimone alla gioventù: hanno in media 17 anni e suonano insieme da due anni questi The Name ma non si direbbe: già dalle prime battute riescono a catturare l'attenzione del pubblico con sonorità originali, voce ispirata e notevole (con un po' di graffiato Rod Stewart) e con grande coinvolgimento di tutta la gente in sala. I loro brani sono di difficile catalogazione, in generale si può ravvisare un atmosfera da rock pop all'americana, e contengono intrinsecamente uno stile definito, come se la band avesse già trovato un suo spazio nell'immenso panorama di proposte musicali oltre ad avere una grande compattezza sia fisica che sonora. Da notare il sound e la grande capacità del tastierista/organista, derivante dalla vecchia scuola dei 70's, oltre che del batterista, preciso e dotato di grande tiro.

Cruel Device

Concludono la serata i Cruel Device e ci augurano sogni d'oro (si fa per dire!) con una raffica di stacchi e distorsioni metalcore. Una progressione di brani quasi senza pausa, tutti marchiati pesantemente da un mood molto aggressivo anche nei momenti più "lenti". La scrittura dei brani risulta conforme agli standard del genere, senza molti guizzi di originalità. La band si fa però notare per le grandi doti di compattezza di sound coronata da un frontman sempre presente e che fa sempre di tutto per tenere viva l'attenzione del pubblico nonostante sia l'ultimo gruppo della serata. 

Momento del verdetto, passano il turno The Name con 62 voti aggiudicandosi anche lo showcase in un'altra città italiana in cui si svolge il festival. Rivedremo anche sul palco del Tunnel di Milano gli Inside the hole che passano il turno con 57 voti e Cruel device con 36 voti. Per il ripescaggio incroceranno le dita Eternal Silence e The vicondins con 27 voti, e Soprassalto Startling con 19 voti.

Splendida serata, grazie alle band, al pubblico presente in sala, allo Speakeasy, al disponibile staff tecnico Luca e Paolo, Ufip per i piatti e a Marshall per gli amplificatori.