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Recensioni della 6 eliminatoria all'Hiroshima di Torino

Continua Emergenza music contest nella città della Mole.



Iniziamo la sesta eliminatoria di Emergenza Festival per la città di Torino con una band che sembra già avere le idee piuttosto chiare. E’ un quintetto formato da batteria, basso, 2 chitarre elettriche, synth e voce principale. Hanno un sound compatto, atmosferico ben pensato con gli inserti di synth che danno il tocco personale. La voce principale ha un timbro particolare che si inserisce perfettamente nell’electro rock che presentano. Potrebbero pensare ad un look più adeguato per il loro genere e dare un po’ di più per ciò che riguarda la presenza scenica, ma i pezzi sono ben scritti e il concerto è decisamente piacevole.

E’ ora il momento di raffrontarsi con dei titani della musica italiana perché i Supergiovani portano sul palco dell’Hiroshima un tributo ad Elio e le storie tese. Per chi non li conoscesse (e dovrebbe) i brani con cui ci si va a confrontare sono armonicamente e melodicamente estremamente complessi, loro con le dovute differenze riescono a rendergli omaggio con uno spettacolo che incolla il pubblico sotto il palco. Formazione completa con batteria, basso, una chitarra elettrica, 2 tastieristi, voce maschile e voce femminile. Ogni tanto scappa qualche errore, trascurabile, ma quando le parti di ogni componente sono così incastrate in quelle degli altri, la precisione è la prima prerogativa insieme alle dinamiche. Sono scenicamente carini, anche se li avremmo voluti tutti vestiti in modo particolare così come gli originali, ma la sostanza è che ci hanno fatto cantare per tutto il loro live.

Il terzo progetto della serata è formato da un duo, batteria chitarra e loop station tutto strumentale, senza troppi fronzoli arrivano diretti al dunque. Hanno una buon preparazione tecnica e delle idee interessanti. Alcuni brani riescono meglio di altri, Ovviamente non è semplice un set di questo tipo, per questo l'attenzione all'arrangiamento per poter essere efficaci. Non è la prima volta che nelle selezioni di Emergenza Festival sale sul palco una band strumentale, ma in questi casi bisogna fare attenzione all'autoreferenzialità, è importante sempre far capire che il concerto è rivolto al pubblico ;-) 

Arrivano i Teif un quartetto batteria, basso e 2 chitarre elettriche anche alla voce principale, portano in scena un brit rock, sporco, ruvido e di grande impatto. Musicalmente il concerto è solido, l'attenzione è da porre sull'aspetto prettamente live. Innanzitutto è importante la scelta dei brani, presentare canzoni simili per tonalità e bpm, rischia di appiattire un po' l'esibizione soprattutto laddove è la prima volta che si ascolta la band. Inoltre prima di salire sul palco è importante preparare il concerto nella sua interezza così da gestire al meglio anche le tempistiche tra un brano e l'altro. Siamo sicuri che in semifinale le buone qualità che abbiamo già sentito saranno ancora più esaltate. 


Quinta band della serata, Il ministero del tempo si presenta sul palco dell’Hiroshima mon amour con batteria, basso, chitarra elettrica, tastiera e 2 voci, una maschile e una femminile. Sembra un progetto ancora in fase embrionale, con buone idee compositive, piuttosto solide. Ci sono tuttavia degli aspetti da rivedere a partire dall'arrangiamento, più che altro sull'aspetto delle dinamiche e sicuramente c'è bisogno di lavoro sulle voci in particolare su quella femminile. Applicare la tecnica vocale per la gestione dell'emozione e avere una solida impostazione può sicuramente aiutare.

Già dalle prime note con i Black Sheep è evidente la loro voglia di palco. Energia allo stato puro e una grandissima attitudine verso il pubblico che si avvicina calorosamente al palco senza nessuna remora. Questo in realtà già lo sapevamo perché il quintetto torinese è già stato finalista regionale nella scorsa stagione. Il tiro non l’hanno decisamente perso, anzi hanno guadagnato in consapevolezza. E’ una band fatta e finita con delle ottime capacità di arrangiamento che li rendono unici anche nel riproporre brani non di loro produzione. 

E’ ora il momento di un quartetto rock dalle grandi chitarre distorte un po’ old school. Non è chiarissima la loro identità fino a metà concerto. Inizialmente la voce sembra ricordare grandi gruppi punk della fine degli anni 90, ma poco dopo invece siamo nel grunge rock. Sono potenti, con un sound che buca lo stomaco. Ci sembra una band dalle grandi potenzialità ed in grado di scrivere brani più efficaci. Anche la presenza scenica può essere migliorata, sembra di più che si stiano facendo una suonata piuttosto che un concerto e un po' ci dispiace visto che sembra sia una band di gran carattere, anche se forse ancora in cerca di un’identità che li contraddistingua al meglio. L'esibizione va sempre migliorando e ci stupiscono con un finale con i botti!



Quasi vicini alla pazzia (in senso buono s'intende), sono i The neim che fanno pogare il pubblico in sala sulle loro note in un cantato che alterna il pulito allo screm. E’ una band senza sovrastrutture che suona per il piacere di farlo. Hanno in loro una commistione di generi in cui nessuno predomina, dal rock, al metal, al grunge, in un risultato piuttosto personale, se vi piace sudare sotto ad un palco. 

Chiudono la serata gli AMANDLA, band finalista nazionale dell'edizione 2018 con il loro progetto di indie italiano raffinatissimo che strega il pubblico torinese presentando il loro nuovo disco "Non ci pensare".