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Finale Nazionale Emergenza Festival 2013

Musica di altissimo livello proveniente da tutta Italia per la sfida finale sul palco dell'Alcatraz. Hey!Elisabeht e Ordinary People sul palco del Taubertal Open Air Festival!



Due giorni, i più importanti di una stagione incredibilmente ricca di emozioni, colpi di scena e adrenalina.
L'Alcatraz accoglie tutte le band finaliste a braccia aperte, ma non perdona. E' un palco che va conquistato e domato per poter dare il meglio. Penso di parlare a nome di tutti i manager (Francesco, Cristiano, Valerio e Gianluca) ringraziando tutte le band che sono salite sui palchi dalla prima data nella fase eliminatoria fino all'ultima. L'atmosfera che si è respirata quest'anno è stata una delle migliori. Livelli artistici altissimi in gran parte delle città con le due new entry Genova e Napoli che hanno dato un apporto fondamentale alla musica emergente italiana.
Un mio sincero ringraziamento speciale va all'impeccabile squadra tecnica (Paolo, Fulvio, Guido, Indira, Luca e il runner Diego) e al management (Valerio e Cristiano) con i quali si è instaurato uno splendido rapporto umano che ci ha permesso di dare il meglio nel nostro lavoro.
E grazie a tutto il pubblico, che ha seguito le selezioni, che si è emozionato insieme alle band, che si è arrabbiato in caso di esito negativo, grazie a chi ha applaudito, gridato, saltato, sudato, ballato, cantato. Grazie a chi dà speranza alla musica emergente dal vivo.
Un sentito grazie anche alla disponibilità dei giurati: Walter Combi, Francesco Frilli, Pietro Camonchia, Jacopo Meille, Marco Di Milia.
Sembra di essere un po' all'ultimo giorno di scuola, per questo voglio dire con sincerità che per quanto mi riguarda, venerdì e sabato, grazie alla tenacia, alla tecnica, all'arte che ogni musicista ha portato sul palco dell'Alcatraz di Milano, la musica ha vinto, tutta quanta! 
Un in bocca al lupo a Hey!Elisabeth e Ordinary People per il traguardo raggiunto, ci si vede al Taubertal Open Air Festival!
Complimenti a The Name e The Slap, fate un buon lavoro all'Arione 10 di Firenze.
Veronica LP


Vi rimando alle recensioni.
Scritte da Chiara Leandri; ha lavorato per All Music, Edel, New Music, Vice e Vitaminic. Si occupa di recensioni di live e dischi, attualmente scrive per Toylet. Collabora con Emergenza Festival Brescia da diversi anni.


FINALE 1 - 28 GIUGNO 2013

È un'estate anomala, e ormai lo sappiamo: va bene che fa freddo, ma non ci lamentiamo. Abbiamo i nostri piccoli gioielli, come una serata tipo questa: fatta di tanta nuova e bella musica da scoprire. Quindi smettiamola di dirci che tutto è morto e non c'è mercato e cose per cui vale la pena pagare. Ci dimentichiamo troppo spesso che il futuro è nelle nostre mani.

Metti ad esempio che ti stai maturando, eppure trovi il modo per salire sul dannato palco dell'Alcatraz: puoi darti, tronfio e orgoglioso, una buona pacca sulla spalla. Uno degli Empty Shadows dovrebbe, infatti. Sale on stage cammuffato con gli altri da galeotto, e inaugura la prima serata di una due-giorni pazzesca: siamo alla finale nazionale, signori e signore.

Si presentano tutti in maglia a strisce biache e nere, l'unico poliziotto è il batterista. Il significato ci è sfuggito, mescolatosi tra vaghi riferimenti ad un rock che a tratti sfocia nel punk più melodico. Il cantante regge, spigliato, il suo ruolo principe nel coinvolgimento del pubblico. Oplà, il ghiaccio è rotto.

One shot to gum

È un progressive metal che sale molto piano, col suo tempo, per esplodere solo alla fine del secondo - come dirlo con una metafora? - lungometraggio. Uguale ad un piano sequenza che va a trovare il suo sviluppo. Ci sono tastiere epiche ritagliate con cura su un ritmo trascinante, imponente; chitarra pesante, basso pieno e tuonante: ogni elemento trova il suo posto negli ottimi arrangiamenti. Se amate lunghi racconti oscuri e pieni di sorprese, ecco chi fa per voi.

The Plasters (Parma)

Il punk di fine anni '90-inizio 2000 non ha ancora finito di dire la sua, e i The Plasters lo sanno bene. Con il tiro retto tutto dalla batteria, i pezzi ci trascinano veloci verso il lato parmense della California alla Blink 182. “Questi siamo noi, semplici e senza sovrastrutture”, dicono dal palco: un modello punk "dritto per dritto" difficile da scrollarsi di dosso.

Tombeto Centrale (Lucca)

Una stazione sotto casa per scappare (bello). Disperazione. E su di loro, c'è poco da dire, dichiarano. I loro sono suoni ruvidi, i verbi scomodi, e le urla imperfette: per un rock italiano veramente arrabbiato. Va giú liscio, trascinante sulle parti strumentali, mentre le parole sfuggono nella desolazione di questo trio che vorrebbe sí fuggire, ma che nel frattempo è arrivato fino a qui, alla lontana Milano. Benvenuti.

Filo & the GASA band

Effetti speciali fatti di teste di maiale peluche, cuori giganti e omini lego, fanno il loro grande effetto, certo, ma dei “Filo” – sorta di Gem Boy senza cover - si premiano soprattutto le melodie danzerecce, i ritornelli accattivanti, i testi da ingegnosi cabarettisti. Arrivano da Usmate con la loro bella valigia: una strada piena di fermate ironiche, divertenti, e soprattutto movimentate. Piú che al glorioso Derby, li vedremmo bene ad uno Zelig, o come band ideale per un preserata all'Alcatraz: azzeccati.

The Avengers

I giovanissimi The Avengers studiano bene la lezione del metal, e ce la ripropongono senza indugi. Attingono con sapienza a classici riff amalgamandoli con passaggi e suoni figli del Duemila. Il risultato è un sound esplosivo e dinamico - quando le chitarre trovano il giusto volume. Ogni cosa è al suo posto, dalla scelta dei pezzi alla giusta iconografia di riferimento. Perché l'importante, lo sai, è che tu sia un dannato capellone.

Dust 'n flames

Il vecchio glam che fece innamorare e incontrare tanti piccoli Guns 'n' Roses non è che il primo motivo per trovarsi su un palco a far casino e vivere fino in fondo un mitico immaginario. Ci ritroviamo quindi fra pastose chitarre che corrono avanti e indietro sul palco, cori & inni. Di più non potevamo chiedere.

Milanimale

Rap semplice e d'impatto, che esce dalla pancia ed espelle ciò che gli è indigesto. Le quattro voci dei Milanimale si amalgamano perfettamente, capaci di creare un ritmo che riempie l'aria senza quasi l'aiuto di una base. Base che è essenziale, una batteria dal vivo (che vorremmo osasse di piú), i classici bassi, e qualche beat occasionale che cerca di trovare piú spazio. Grandi refrain fatti di frasi incisive che riescono a coivolgere il pubblico, e non solo: aria fresca per le nostre orecchie.

Monkey Age

yeeeeaaaaahhh! Prima di tutto, urla. Un urlo non troppo scombinato, che serve a dare la carica al punto giusto. Poi aggiungi un bel riff di chitarra distorta, mentre tutti assieme teniamo il ritmo con un applauso ben cadenziato e la batteria atterra pesante su questo rock molto classico, nei suoi intenti.

I Monkey Age tengono bene il pubblico, scaldandolo fino a bruciare le palette di chitarra e basso con fuochi e mirabilia.

Hell on heels

Dapprima ti sembra che dietro alla batteria ci sia una delle Misfits - le nemiche di Jem per intenderci. Ma la fine è molto piú hard rock di quanto non sembri. Dalla chitarra graffiante, gli assoli escono impadronendosi della proprietaria. Un ritmo potente, che porta tutto l'Alcatraz ad urlare assieme a loro. E' uno stile molto classico, se non per qualche interessante trovata su dei tempi tutti “stop & go”. Il resto è solo sano e sacrosanto divertimento. Non lasciatevi incantare, comunque: attenti ad una femmina che sa usare i suoi tacchi. Anche quelli metaforici.

The Backlash

British che piú Oasis non si può, i Backlash mettono tutto al posto giusto: a partire da minuzie come un cantato fatto di occhialini & vocali lunghe e nasali, per continuare con chitarre sparate e dinamiche. L'amore per il genere si concretizza sul palco ed esplode felice.

Funky dogs

Immaginatevi Giorgia che fa un salto alla Motown. Sebbene il modello in mente sia una piú decisa radice black/funky, i Funky Dogs corrono a tratti il rischio di finire nel calderone di un certo pop italiano. Eppure hanno il potere di ricordarci che oltre alla voce c'è di piú: ritmo nero, emozioni fra le corde, energia. Alto potenziale di coinvolgimento per il pubblico: basta osare un poco di piú.

The Name

Sembrano cattivissimi, eh?! Ma iniziano con una ballata che non vuole sembrare tale: ci piace. Fra altri due efficaci lenti sulla scia dei migliori Bon Jovi, montano pezzi piú carichi, fatti di quel testosterone da classic rock che non si smente mai.

DeA

I DeA sono nati con la voglia di portare aria fresca: oh, quanta ne vogliamo! In parte riescono nell'intento, portando il tipico stile Lacuna Coil piú vicino all'italiano che meglio mastichiamo. Il rischio è però che le radici prendano il sopravvento, vanificando l'effetto gotico che è il loro imprinting. Sul palco svetta il ritratto di Dorian Gray, trovata teatrale che ci dimostra una buona attitudine al palcoscenico.

Hind

La summa di un rock italiano che non vuole assomigliare a nessuna delle sue parti. Piacerebbero ai fan dei Negramaro per l'anima distorta e in certi momenti il tiro della voce, o a quelli dei Modà per quel qualcosa nei testi che usa un vocabolario ben collaudato. Finisce che non ti sai decidere se siano i piú cattivi di tutti o se, in fondo, ci sia quella tranquilla tenerezza che fa impazzire ragazze da tutte le province.

Moong

Potenza e distorsione di chi urla, ammutolito dalla rabbia. I Moong si presentano in completi bianco e nero, nastro isolante sulla bocca, più fascia "kamikaze" e viso mimetico per il cantante: l'alienazione è impressa sui corpi scenici, fino a dentro le movenze stesse sul palco. Anche qui c'è un chiaro rimando a quel pianeta

violento e febbricitante che Il Teatro degli Orrori ci ha abituato ad amare.

Poreier

Mescolare metal con un pizzico di grunge: ecco la formula dei Poreier. Da una base piú melliflua, ecco scorrere il suono graffiante degli strumenti tutti. Duranti questi fatidici 20 mnuti, si sporcano sempre di piú, come nel fango piú sporco, e poi ancora piú a fondo.

Smoking Kills (Genova)

Carica a non finire per gli Smoking Kills! Arrivano da Genova e non si fermano, non si esauriscono, conquistando immediatamente tutto il palco. Le urla alla Axl Rose fanno scuola, mentre le chitarre si impongono piú rotonde e possenti che mai. Linfa hair metal scorre nelle vene fino alla punta dei capelli vaporosi e all'ultima traccia di matita, mentre il bassista dichiara iconograficamente il suo amore per lo Jägermeister. Se certo non conta solo questo, ne fa almeno la metà.

Three Meerkatz

Tira di brutto quel rock che prende a piene mani dalle radici piú black, fra blues e funky. Groove che prende di brutto, bei giri di basso e chitarra fumante, non si fanno intimorire da un palco tanto grande, girandolo e conquistandolo in breve tempo. Alla ricerca della formula perfetta per il successo.

Hei! Elizabeth

Giocano con noi, ci stuzzicano con quella domanda: abbiamo mai sentito parlare di Alice? Dove l'interrogativo stesso è più importante di una risposta. Hanno un'atmosfera giocosa, quasi simile ad un vintage fatto di spiaggia e bei ricordi. C'è una certa malinconia celata sotto a un'elettricità più contemporanea e a tutte quelle influenze british che non sono poi che il punto di partenza. E' nel suo totale un suono al passo coi tempi, aperto a quel "di fuori" che troppo spesso ci manca.

Ok, me la brucio subito e vi dico senza smancerie che saranno proprio loro, fra i gruppi della prima serata, ad andare in Germania. Un traguardo speciale per chiunque, figuriamoci per chi vive un sogno lungo 6 mesi e, dopo tante avventure, riesce addirittura a “sconfinare”. La tensione, ad ora tarda verso le 2 di notte, si dilata fino a che i giochi non si concludono definitivamente.

Seconda band classificata: MILANIMALE.

Terze classificate: HELL ON HEELS

Vincono invece la registrazione in studio come premio per il favore del pubblico i THE NAME.

E via, quanta qualità: ci aspettiamo di risentir presto parlare di tutti voi!

FINALE 2 - 29 GIUGNO 2013

Giorno due, pronti per ancora più musica ed emozioni! Torniamo ad ascoltare una varietà pazzesca di stili e generi, il meglio che ci viene da tutta Italia o quasi, dimostrazione che la voglia di suonare tocca un po' tutti noi, chiunque vogliamo essere.

I miserabili

E la serata inizia con passo intrigante: basi elettroniche su cui si innesta questo intrico di chitarra, basso e le due forti voci femminili di Morgana e Artemisia, con un risultato agguerrito, fatto di piccole pazzie. Tante buone idee che piacerebbero ai fan dell'ultim'ora di Meg e dell'elettronica partenopea. Anche se sono di Milano.

Waterbreath

Il loro obiettivo dichiarato: suonare, birra, prog, e ancora suonare. E infatti il pezzo di apertura si colloca a metà fra coro da osteria e una marcia bellicosa. Epico prog metal da doppio pedale che vive della sua tracotante pesantezza, sa anche alzarsi leggero senza annoiare.

All Sensations (Roma)

Simpatico blues fatto di fiati, cori e voglia di ballare. Diventa di tutto, da un soul variegato e spumeggiante, fino ad un folk intriso di chitarre e cappelli. Grazie alle coriste, ai due fiati, e un'agile chitarra che si impossessa degli assoli, il pubblico danza e non si vorrebbe mai fermare.

Oak and willow (Napoli)

La scoperta della serata. Certi gruppi hanno già bene in mente cosa vogliono farne, della loro musica. Indie pregiato, gioca scindendo i pochi elementi di batteria ai piedi di chitarra acustica e basso. Una voce profonda esce da un liscio ciuffo biondo alla anni '90, impreziosita da cori ben confezionati. Potrebbero migliorare quelle voci sui ritornelli, un pò di interazione col pubblico, ma si saranno detti che, dopo tutto, ciò che conta e quello che inventi e come lo fai.

Herock

Certo rock italiano spopola fra i gruppi che suonano dal vivo. Quello fatto di lunghe vocali urlate da un bel vocione profondo e due chitarre cattivelle ma non troppo. Gli Herock tentano di svecchiarlo con bei ritmi di voce e chitarra, nonchè le storie di vita della loro giovane età.

Joe Karone & the GPC band

Tecnici quanto basta, i pezzi di instrumental rock della band si compongono di potenza e sfaccettature dinamiche. Puntano tutto sull'amalgama del suono e la voglia di imporsi, dovendo vivere un genere che conduce una vita dura, relegato nella sua scelta di incomunicabilità. Forza, portateci al livello successivo.

Ordinary people (Torino)

Gli indiscussi re del funky della serata, entrano nei cuori del pubblico e di tutti noi esplodendo già dal primo pezzo. Ragazzi “ordinari”, certo, ma con un'indole stravagante e un'incredibile voglia di divertire e divertirsi. Strumenti principi: un sax trascinante, chitarra ritmicissima e un tastierista impazzito. L'artista sul loro piccolo altare è palesemente Jamiroquay.

Aqusha

"Una musica di terzo genere potrebbe essere la soluzione", dicono dal palco. Il tentativo è piú che nobile. Riprendono però, prima di tutto, sonorità e dinamiche tutte tipiche della new wave inglese, un modello ben preciso. Il valore sta nel cercare di traslarla ad un contesto tutto nostro, un pò come fecero i primi Litfiba. La scelta della direzione è piú che nobile: non vediamo l'ora di poterci andare!

Eyes 'n' Lips

Nomadi, casinisti, esplosivi. Senza una fissa dimora, ogni strumento degli Eyes 'n' Lips cavalca il palco e ci trascina nel loro energetico e cazzuto mondo in pieno stile hard rock. Grandi trovate sceniche (maschera, pistola a salve, ventilatori e paillettes), ma ci sono anche pezzi carichi di brutto di riff e cori che ne giustificano la potenza. Non per niente hanno aperto a L.A. Guns e Adam Bomb.

Anomalia

Si parte dal metallo piú leggero e lo si forgia con un tocco di sentimento italiano, che mai non guasta. Tante melodie e qualche bel momento ruvido, per questi cinque ragazzi con il cuore rivolto a vecchi miti e ancora alla ricerca di se stessi.

The Slap

I The Slap sono in pratica la bella voce di Spina. Potrebbe ricordare qualche brava rocker americana a caso, anche se ad accompagnarla c'è solo una dolce chitarra ritmata. Il progetto acustico sembra infatti nascondere la mancanza di una band, o anche solo uno strumento in piú che arricchisca meglio idee credibili, interessanti. Se poi vi sembra difficile tenere un palco cosí, niente paura: lei è meglio di Katie Melua.

Blue whale noise

In otto sul palco, fra sax e alternanza di voce femminile e maschile, mettono sul piatto un crossover di generi dal rock più melodico al grindcore, senza tralsciare una certa affezione per le sfumature elettroniche. Perché la vera musica non ha limiti, e loro lo sanno bene.

Ephedrine

Teatrali e oscuri, gli Ephedrine ci presentano quella branchia del progressive metal che si ammanta di suoni e atmosfere presi in prestito dalla classica. Non per niente l'intro si diverte con un intricato passaggio di piano, fissato a lungo da maschere adunche di strani animali, mentre solo dopo compare, istrionico, il movimentato cantante.

Skyedge

Da Cologno Monzese, provincia di Milano, tentando di diventar leggenda: il rock degli Skyedge scorre fresco senza mai un elemento che stoni. Giovani che sanno dove vogliono andare, puliti e diretti, hanno i numeri per continuare ad evolversi.

Blinking Lights

Ci vuole non solo coraggio, ma anche cazzutaggine a dichiarare a tutti, in apertura, "Sono scemo". È ovviamente una provocazione, che però riesce simpatica. Il loro scopo è divertire con tanta trasandata piacioneria pop-rock, che vive soprattutto nelle faccette del cantante. Pubblico motivatissimo, fra i migliori della serata.

Hybrido

Ogni cosa al suo posto, per questo soul che finisce in acid jazz e si ammanta di bei ritmi grazie alla coesione fra batteria e sessione ritmica, nonché alle tipiche digressioni tastieristiche del genere. L'abbellimento finale tocca alla voce femminile, meno nera di quanto vorremmo eppure calda a sufficenza. Finale funkeggiante, e il tempo per agitare le anche.

The wah wah (Roma)

Si sono abbeverati alla fonte dei Red Hot Chili Peppers e solo in qualche modo ne hanno risentito: i The Wah Wah iniziano come cover band, ma ben presto capiscono che è ora di far da sè. I ritmi frenetici rimangono, ma il suono si fa piú robusto e pesante. Un consolidato amalgama di base ci regala piacevoli momenti, aspettando un'identità più definita che siamo sicuri verrà ben presto.

AML - At Mezzanine Level

Li vogliamo ancora piú elettronici, questi bei suoni sintetici che accompagnano il classico pop-rock italiano degli AML. Trascinati da un cantante con movenze da diva, ci convincono a buttarci nella mischia e urlare e dimenarci.

The Vision (Bergamo)

Una musica che nasce discreta come il fosco inizio di una visione: ecco come ti appare la musica dei The Vision. Hanno scelto bene il nome, no? Lasciando loro il tempo di crescere e dirompere, ti conquistano e sconquassano. Il primo pezzo è già pronto per sfondare.

Ok, ora ci siamo veramente: anche stasera porteremo una band in Germania e una in studio di registrazione. Quanto è dura! Il pubblico rimasto non sembra soffrire stanchezza, solo tanta suspance. Qualcuno è diventato rosso a furia di incrociare le dita....

Vanno al Taubertal Festival di Rothemburg...... gli ORDINARY PEOPLE! Pronti a far muovere i dannati fondoschiena di tutta Europa, mi raccomando!

Registrazione in studio, invece, per i The SLAP: siamo sicuri che da lì uscirà una voce capace di sfondare.

Appuntamento ai primi di agosto: la musica non finisce, e noi saremo ancora qui a darvi un sacco di buoni motivi per farvi amare la musica dal vivo tanto quanto la adoriamo noi!

Classifica giuria

GIURIA BAND
87 EMPTY SHADOW
93 OUR SHOT TO GUM
150 THE PLASTER
105 TOMBETO CENTRALE
103 FILO AND THE GASA BAND
137 THE AVENGERS
93 DUST N' FLAMES
171 MILANIMALE
111 MONKEY AGE
159 HELL ON HEELS
103 THE BACKLASH
118 FUNKY DOGS
149 THE NAME
121 DEA
128 HIND
157 MOONG
107 SMOKIN KILLS
155 THREE MERKATZ
178 HEY HELIZABETH!


GIURIA BAND
93 I MISERABILI
91 WATERBREATH
165 ALL SENSATION
182 Oak & WILLOW
89 HEROCK
111 JOE CARONE & THE GPC BAND
189 ORDINARY PEOPLE
95 ACQUSHA
146 EYS N' LIPS
87 ANOMALIA
151 THE SLAP
95 BLUE WHALE NOISE
95 EPHEDRINE
113 SKYEDGE
109 BLINKIN LIGHTS
119 HYBRIDO
179 THE WAH WAH
121 AML
175 THE VISION